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BEAUTY NEWS

I codici dell’eleganza francese li ha illustrati molto bene nei suoi volumi dedicati, con attenzione ai grandi classici e preziosi consigli su come abbinarli. In nome della sobrietà e della semplicità. Ma prima di spiegare la moda, Ines de la Fressange di abiti meravigliosi e look impeccabili ne ha indossati tanti. È stata una modella, musa per tanti creativi, in particolare per Karl Lagerfeld, con il quale ha collaborato dal 1980 al 1989, per Chanel. E oggi è ambassador per Roger Vivier. Ed è proprio per la celebre maison di accessori che avviene il nostro incontro. L’occasione è il lancio del libro #LoveViver, un progetto edito da Rizzoli che ha per protagoniste 17 influencer. Ci aspetta nel giardino del Four Season di Milano, seduta su una poltrona di vimini. Indossa una camicia a righe rosse e dei pantaloni a zampa di colore bianco. Borsa e scarpe rigorosamente Roger Vivier. La sua eleganza innata è lì davanti a noi. Perciò, non potevamo che partire da questo. 

Cos’è vuol dire per te eleganza? Ormai la gente non parla più di eleganza. Si parla piuttosto di stile, di attitude. Secondo me, però, tutti continuano a essere sensibili a essa. Pensando, per esempio, a qualcuno in famiglia, la nonna, una zia… Anche su Instagram si vedono ancora foto vintage di persone d’altri tempi con una certa eleganza. Non c’è solo creatività eccentrica. Ecco perché maison come Roger Vivier hanno molto successo. Da una parte c’è il prodotto ‘signature’ che calza a pennello per questo tipo di stile e di generazione. Ce l’aveva la nonna, poi la mamma. E ora a desiderarlo sei tu. Dall’altra parte, invece, è trendy e creativo. Di certo posso dire che l’eleganza non è connessa al benessere economico. Il che è molto evidente sui magazine di oggi.

Stiamo assistendo a un’evoluzione dell’eleganza secondo te? Tutto cambia. Ed è positivo. Per esempio, ora vanno di moda i pantaloni a vita molto alta: sono sobri indossati con capi vintage o moderni. Finalmente la semplicità e il minimalismo sono un segno di ricchezza. Prima era esattamente l’opposto. Anche in casa. Sono le riviste che dicono alla gente cosa sta cambiando. 

Una cosa che ti piace della moda di oggi. Non mi piace la moda, mi piacciono i capi e la creatività. Vengo catturata da progetti interessanti, che inviano dei messaggi e che stimolano la curiosità. La scorsa stagione, per esempio, sono andata alla sfilata di Jacquemus. È un brand giovane, fresco, gli outfit sono belli. L’anno scorso, invece, ho assistito a uno show con ragazzi e ragazze che andavano ancora a scuola. Non avevano soldi, c’erano solo amici e familiari, ed erano stupiti che ci fosse qualcuno del mondo della moda. Per me è bello sapere cosa succede, scoprire cosa c’è di nuovo.

Una cosa che non ti piace della moda oggi. Molte. Soprattutto non amo quando la moda è solo provocazione. Non mi stupisce, e soprattutto non ce n’è bisogno. 

Una cosa che ti manca della moda del passato. In realtà io dimentico tutto. Qualche volta, certo, guardo le foto dei miei esordi, ma la nostalgia non mi dà molto, preferisco concentrarmi sulla cultura. Sicuramente le persone talentuose che ho incontrato lungo il mio percorso mi hanno insegnato tanto, quello resta. Ho dei ricordi bellissimi di grandi risate fatte con Karl Lagerfeld, quando si lavorava in libertà, con allegria: era fantastico e gliene sono grata. Ma adesso amo quello che sto facendo ora. Il mio lavoro con Diego Della Valle, per esempio, che è sicuramente molto diverso dalla collaborazione con Karl. Ma è molto interessante e ho imparato tanto da lui. Per il resto, passerei il resto della mia vita a parlare di Yves Saint Laurent, Jean Paul Gaultier, ma è tutto nei libri e nelle foto.

Parliamo allora di passerelle più recenti: com’è stato tornare a sfilare per Chanel nel 2010? Com’è andata con Karl Lagerfeld? Cinque secondi prima di andare in passerella mi sono sentita così strana. Ero circondata da ragazze altissime, con tacchi stratosferici, tutte bionde. Potevano essere le mie nipoti. Karl nel backstage ha detto: ‘datele quello vuole’. Ho voluto indossare le mie scarpe Roger Vivier, e l’ho fatto. Avevo chiesto di essere elegante e lui ha realizzato per me un abito bellissimo. Volevo che il make up fosse naturale e sono stata accontentata. Quando sono uscita camminavo piano, le persone applaudivano, nonostante avessero i telefoni in mano. Ho visto il mio fidanzato, l’ho baciato e la platea ha applaudito più forte. È stato bello. Io ero molto orgogliosa. Ma forse è vanità. Ero contenta perché una persona di talento come Lagerfeld ha dimostrato che puoi esistere anche se hai più di 25 anni. Ho pensato fosse un bel messaggio per le donne della mia età. E così anche Versace la scorsa stagione ha riportato in passerella le grandi top model degli Anni 90. Hanno avuto un successo enorme.

Cosa pensi di questo progetto di Roger Vivier che connette passato e presente mettendo delle influencer in un libro? È stata un’idea di Diego Della Valle. All’inizio non ero convinta, ma aveva ragione. Instagram è instantaneo, veloce. Riceviamo tantissime immagini che poi vengono ‘sepolte’ da quelle successive e non rimane nulla. Bloccarle su carta per una volta è interessante, perché resta il segno di ciò che succede oggi. Ed è divertente vedere come in Cina, Giappone, Medio Oriente, America ed Europa interpretino gli stessi prodotti in tanti modi diversi.

Puoi svelare se hai qualche preferenza tra le influncer che hanno preso parte al progetto #LoveVivier? Leandra Medine. Perché mixa capi molto diversi insieme, è divertente, scrive bene, provoca senza mai cadere nel volgare. Poi la conosco bene. Quando conosci la gente ti piace di più, a me piace la sua personalità.

E tra le giovani promesse delle showbusiness? Mi piace molto Alex Hepburn, una cantante che ricorda Amy Winehouse. Bisogna guardarsi intorno e aprire gli occhi per ‘vedere’ nuove persone. Io preferisco fare così, piuttosto che guardare sempre le Kardashian.

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Ci sono alcune privilegiate maison che hanno alle spalle anni di storia e savoir-faire. Realtà che oggi sono delle vere e proprie istituzioni. La loro forza? Il loro stile senza tempo, certo, ma anche la loro capacità di aprirsi al nuovo e di lasciarsi ispirare e interpretare dalle giovani icone del nostro tempo. Roger Vivier, è una di queste, e lo ha dimostrato con il suo ultimo progetto: ha ‘messo’ 17 influencer in un libro, e ha chiesto loro di dare la propria visione del brand, rendendo così concreto e palpabile il legame tra passato e presente. Il volume – che si intitola #LoveVivier ed è edito da Rizzoli –  è stato presentato ieri con un cocktail esclusivo che si è tenuto presso la boutique del brand in Via Sant’Andrea, a Milano. Per l’occasione lo store è stato allestito con un tripudio di peonie rosa (proprio come la cover del libro!) e con una miriade di palloncini.

In questa serata speciale abbiamo incontrato tre delle influencer che hanno preso parte al progetto: Candela Pelizza, Eleonora Carisi, e Tamu McPherson.

Eleonora Carisi Che cosa vuol dire per te eleganza? Sicuramente è una attitude, è un qualcosa di innato. Vuol dire anche sapersi comportare in alcuni luoghi e in certe situazioni. Si può essere eleganti anche con dei jeans, non è legato a quello che indossiamo.  Che cosa vuol dire per te, da influencer digitale, essere in un libro? Potrà sembrare strano, ma io credo sia davvero all’avanguardia. Sono molto legata alla ‘carta’. Avendo avuto un negozio per tanti anni, prima che ci fosse questa ‘esplosione’ digitale, era sui magazine cartacei che scoprivo i trend e mi tenevo aggiornata. Il mondo di internet è bello, ma è velocissimo. Ora, invece, le mie foto resteranno impresse in un libro, un qualcosa da poter anche regalare. Per me è meraviglioso, è una piccola vittoria. Come hai interpretato gli accessori Roger Vivier in questo libro? In un modo molto personale, ma molto vicino alle mie sensazioni di un anno fa (quando abbiamo scattato). Era un momento particolare della mia vita. Avevo appena tagliato i capelli, e li avevo tinti di nero. Abbiamo scattato di notte. Ma in fondo il mio animo creativo è fatto anche di questo: è un po’ dark e un po’ ‘bright’, e in quest’ultimo periodo sto riuscendo a portare fuori entrambi i lati con molta sincerità e naturalezza.

Candela Pelizza  Che cosa vuol dire per te eleganza? Vuol dire rispettare ciò che si è. Vuol dire vestirsi cercando di rispettare la propria essenza. Bisogna riuscire a trovare il proprio codice di comunicazione attraverso gli abiti.  Che cosa vuol dire per te, da influencer digitale, essere in un libro? Io nasco come modella quindi sono molto vicina a questo mondo. Sul web puoi spaziare, divertirti ma la ‘carta’ è la ‘carta’. Per me è stato un grande onore essere coinvolta in questo progetto. Collaboro con questa maison da tantissimi anni: è un sogno che si realizza. Come hai interpretato gli accessori Roger Vivier in questo libro? Quando abbiamo scattato ero al quinto mese di gravidanza, ero nella fase in cui la pelle è bellissima e luminosissima. Ho optato per il pijama. In quel periodo, proprio per la gravidanza, indossavo pezzi morbidi e confortevoli. Mi hanno chiesto di essere semplicemente me stessa, perciò ho scelto capi eleganti che rispecchiassero il mio stile in quel momento.

Tamu McPherson Che cosa vuol dire per te eleganza? Eleganza vuol dire essere sicure di se stesse, trasmettere tranquillità, armonia. È più interiore che esteriore. Che cosa vuol dire per te, da influencer digitale, essere in un libro? Sono molto onorata di essere stata scelta per questo progetto. Un libro è un oggetto molto bello, e, in questo caso, è anche un mondo pieno di fantasia. Poi, il semplice gesto di sfogliare un volume dà sempre delle belle sensazioni. Come hai interpretato gli accessori Roger Vivier in questo libro? Ho cercato di metterci dentro un po’ della ‘joie de vivre’ francese. Ho in un certo senso ‘rubato’ quella magia, per portarla qui a Milano, dove abbiamo scattato. L’ho interpretato secondo il mio stile, naturalmente, indossando dei capi che mi rappresentano.

 

 

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Mangiare bene significa anche condividere: un piatto, un sapore, un profumo. Non è un caso se il nuovo ristorante della Nuvola Lavazza, recentissimamente inaugurato a Torino, si chiama proprio “Condividere”: vuole infatti essere l’espressione di una nuova filosofia del gusto e di una modalità di consumo del cibo ispirata alla condivisione informale dei piatti d’autore.

Può sembrare un paradosso gastronomico, ma Condividere è alta cucina informale. Lo chef modenese Federico Zanasi, 43 anni, mette in tavola un’esperienza culinaria da gustare con la spontaneità di un pranzo in famiglia. Si valorizza così l’eccellenza delle materie prime e della preparazione: il cibo è al centro del tavolo in tutto il suo “potere socializzante”.

“Condividere supera l’idea che l’alta cucina debba essere fredda, ingessata e formale. Al contrario, mettiamo in tavola – commenta lo chef Zanasi – il concept sviluppato da Ferran Adrià, che si basa sull’esperienza ‘compartida’ di alto livello gastronomico, e crediamo nella condivisione del cibo come un momento fondamentale nelle relazioni tra le persone. Ecco perché tutto in Condividere – dal menu al servizio, dall’arredo fino alla scenografia, firmata dal premio Oscar Dante Ferretti – è pensato per mettere a proprio agio le persone e creare un clima informale, in cui la gente possa parlare e rilassarsi in compagnia, ritrovando l’atmosfera del pranzo in famiglia della domenica, tipico della tradizione italiana”.

Com’è dunque il menù? Ovviamente si basa sulla tradizione: la cucina italiana è riletta in chiave contemporanea  dallo chef Zanasi, in una“ibridazione di gusto” con la modalità di consumo in stile tapas da condividere. Si ottiene così un connubio originale tra ricette storiche o tradizionali, creatività e preparazione moderna. Esempi? Il gelato al parmigiano, la brioche modenese e i gofri di farinata.

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È la dottoressa Carina DeLuca in Grey’s Anatomy, una ginecologa che conduce delle ricerche sull’orgasmo femminile al Grey Sloan Memorial Hospital di Seattle. Stefania Spampinato ha 35 anni, è siciliana d’origine e ha sposato la causa della sostenibilità. All’anteprima italiana di Tutto di Me, il gran finale di stagione del medical drama ideato da Shonda Rhimes, al CityLife Shopping District di Milano il 14 giugno, infatti, ha indossato un outfit, anzi due, firmati Tiziano Guardini, l’eco designer selezionato per l’ultima edizione di The Next Green Talents a Palazzo Morando e vincitore del Green Carpet Fashion Award 2017.

Nella serie Tv tanto amata dal pubblico al punto da essere arrivata alla quattordicesima stagione e incentrata sulla vita della dottoressa Meredith Grey – che è anche una sorta di voce narrante della storia – Carina è la sorella di Andrew DeLuca (Giacomo Gianniotti) con cui ha un rapporto piuttosto tumultuoso. Ma nell’ultima puntata, che andrà in onda su Foxlife il 18 giugno… ok niente spoiler!!!

Ma torniamo a Stefania e alle sue scelte green. «Vivo a Los Angeles e lì essere “sustainable” è ormai un must. Da quando poi ho cominciato a recitare in Grey’s Anatomy i miei follower su Instagram sono passati da 200 a 170 mila in brevissimo tempo. E tanti di loro sono giovani, ragazzini. A quel punto ho sentito il peso della responsabilità: con le mie parole, con i miei gesti posso proporre uno stile di vita più green e avere un impatto forte su chi mi ascolta. Così anche da Instagram propongo 100 piccoli modi per salvare il pianeta a misura di millenial. Propongo di riciclare i propri make up scaduti, per esempio. Oppure di andare in spiaggia con una busta e riempirla prima di andarsene della plastica che si trova in giro: basterebbe che lo facessimo in tanti per avere spiagge pulite in un batter d’occhio». Anche le scelte alimentari di Stefania sono coerenti con il suo stile di vita. «Sì sono vegana e quando sono a Los Angeles è semplicissimo esserlo – ormai sono di più i ristoranti vegan che quelli normali. Ma, ammetto, quando torno in Sicilia rinunciare alla brioche con il gelato mi è un po’ difficile». A proposito di moda, poi l’attrice racconta che negli ultimi sei mesi ha preferito acquistare abiti usati oppure, come in questo caso, sceglie brand sostenibili davvero».

E come ha conosciuto la green fashion philosophy di Tiziano Guardini? Sfogliando le pagine di Vogue UK. Tema: i 10 brand più sostenibili. «Il mio, italianissimo come lei, era tra questi e ha voluto subito contattarmi», ci racconta Tiziano. «Ci siamo incontrati, le ho chiesto quale fosse l’occasione e in quale tipo di silhouette si sentisse più a suo agio. Allora le ho proposto una selezione di capi. Da un outfit per la sera, sono diventati due. La mattina ha scelto una camicia in sustainable denim by Isko e una gonna sempre dello stesso denim ma accoppiato con la seta: insieme creano una grafica a onde d’effetto (è stata scelta anche da Yoox in occasione di The Next Green Talents). Per la sera, invece, ha scelto un pantalone sempre in denim con treccia in vita e una camicia bianca tutta in seta non violenta o chiamata anche Peace Silk. Vi spiego che cosa si intende: rispetto alla seta tradizionale in cui si fa bollire il bozzolo con il baco all’interno, si aspetta invece che il baco raggiunga il suo ultimo stadio evolutivo di farfalla, e voli via, e solo in quel momento vengono raccolti i bozzoli che sono ormai abbandonati».

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Il racconto dell’identità culturale giovanile araba al mondo intero, al di fuori di tutti i cliché. Questo vuol essere MILLE world, la prima piattaforma dedicata all’arte, ai viaggi, alla cultura, al beauty, al lifestyle e alla moda, fondata da Sofia Guellaty, ex direttore di Style.com/Arabia.

Abbiamo chiesto a lei di raccontarci meglio quando è nato il portale e con quali obiettivi. «Era qualcosa che avevo in mente da sempre. Ogni volta che visitavo un sito che parlava della regione, ogni volta che parlavo con esponenti del mondo culturale arabo, mi chiedevo come mai non esistesse qualcosa di simile a MILLE. Era importante poter avere al più presto una piattaforma in cui la nuova generazione dei giovani arabi, in cerca di nuovi media che li rappresentasse, potesse riconoscersi. Non c’è dubbio che oggi gli arabi vogliono riappropriarsi della loro identità, ed è per questo che  abbiamo lanciato MILLE all’inizio di quest’anno, per dar loro voce.

Quindi che cosa troviamo su MILLE world? «Qui cerchiamo di dar voce alle voci più influenti del mondo arabo per far emergere il nuovo che c’è nella regione, accendendo i riflettori soprattutto sui talenti più giovani. La questione del mondo arabo  è che non siamo cresciuti in una società che ci incoraggia a dire quel che pensiamo, quindi quando la gente fa sentire la propria voce, in modo giusto ed efficace, è una cosa grandiosa. Ma la verità è che come editor  mi piace ascoltare le voci silenziose, i sussurri della società e le opinioni sotterranee,  sempre tenendo a mente i nostri apripista, le persone che hanno fatto le cose, che hanno fatto evolvere il nostro mondo. Potrei citarne così tanti, ma dimenticherei molti nomi importanti. Poeti, attivisti,  pittori, sportivi e sportive, siamo influenzati da persone che fanno davvero le cose, a ogni costo, e non le sognano soltanto.

C’è un articolo che ti piace particolarmente e che ci consigli di leggere subito in questo momento? Tutto mi piace molto, in ufficio diciamo questa cosa “some candy and some foie-gras”, un po’ di caramelle e un po’ di foie-gras, e significa che possiamo essere ‘frivoli’, proporvi il meglio degli ultimi trend o storie fotografiche uniche ma possiamo anche approfondire alcuni argomenti come in It’s Time we Decolonize our Beauty Standards, o con ritratti di persone meravigliose, come l’illustratrice Nour Flayhan. C’è anche un articolo speciale che mi sta molto a cuore, parla dell’ultima volta che ho visto Azzedine Alaïa e di un pranzo nella sua cucina. Se ci penso mi commuovo ancora.

Che difficoltà si hanno quando devi spiegare al mondo che cos’è l’identità araba? Si tratta di una questione complessa. Normalmente la risposta sarebbe che un arabo è una persona che parla arabo e che  in qualche modo è legato a un Paese arabo. Ma mi sembra molto più complicato di così. Ciò che posso dirti è quello che non siamo: a cominciare dagli stereotipi che l’occidente proietta su di noi. Non siamo un popolo unico ma rispondiamo a molte dinamiche simili, ci sono molte differenze fra un abitante del Kuwait e un marocchino, non siamo radicalizzati ma, in verità, tutti insieme combattiamo per una vita più giusta ed equa, non siamo retrogradi,  le nostre donne non sono affatto sottomesse, ma gestiscono la famiglia in molti modi. MILLE non vuole dare risposte ma piuttosto fare le domande giuste sul momento storico in cui viviamo e nella parte del mondo da cui veniamo, con rispetto, curiosità e amore.

Com’è composto il team che lavora alla piattaforma? Sono stata molto fortunata ad avere accanto a me in quest’avventura i colleghi Myriam Djelouat e Nez Gebreel, ma anche un comitato stellare di consulenti, fra cui la modella e imprenditrice Afef Jnifen e l’imprenditrice social Elisa Sednaoui-Dellal. Per non parlare del team di giovani arabi che comprendono il valore dell’autenticità e del giornalismo di qualità sopra ogni cosa.

E com’è stata la reazione del pubblico? Fantastica! E questo consenso dimostra che i giovani arabi sono orgogliosi di poter utilizzare una piattaforma che esplora la loro identità ogni giorno attraverso l’arte, i viaggi, la bellezza, la cultura, il lifestyle e la moda: è una ricerca continua per dare una risposta a una domanda davvero molto interessante.

 

PHOTO by Ali Al Shehabi per Converse

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A Milano, dal 16 al 18 giugno, arriva il primo Festival di Fashion e Street Culture dedicato ad aziende, buyer e consumatori. Si chiama White Street Market e nasce dall’unione tra WHITE, Paolo Ruffato – fondatore di Probeat Agency – e Walter D’Aprile – Co- founder & CEO di nss factory con l’obiettivo di diventare un punto di riferimento per il mondo street wear che, negli ultimi anni, è cresciuto esponenzialmente diventando un segmento sempre più importante all’interno del sistema moda internazionale.

White Street Market rappresenta un’evoluzione del concetto di fiera. Buyer e consumer che interagiscono, il tutto in una dimensione di evento dalla forte connotazione culturale dove moda, arte, food e talk si fondono per dare vita ad un’esperienza unica. Il pubblico entrerà in contatto con i brand, come se si trattasse di un vero e proprio Fuori Salone della Moda. I buyer avranno la possibilità di fare benchmarking dell’impatto di un brand sul pubblico finale, acquisendo informazioni vitali sui nuovi trend e come questi vengono percepiti da chi rende possibile il sell out” ha dichiarato Paolo Ruffato.

WSM, infatti, vanta un format totalmente innovativo che vede la partecipazione di marchi del calibro di adidas, ExKite, Sergio Tacchini, G-Shock, WRAD, Pony, Umbro e OMC, che per l’occasione presenteranno in anteprima collezioni e nuovi prodotti in edizione limitata acquistabili in esclusiva durante l’evento. Ma non solo. Il fitto programma propone anche workshop, mostre, showcase ed eventi musicali aperti a tutti: dalla proiezione del docu-film OBEY GIANT, diretto da James Moll, all’installazione – creata ad hoc per WSM – che promette un’esperienza immersiva nel brand adidas Originals in occasione del lancio di una nuova silhouette.

Per questa prima edizione di White Street Market sono due le tematiche guida che ricorrono tra le diverse iniziative create in collaborazione i brand e i partner che hanno aderito al progetto: subculture e sostenibilità. Per questa ragione Getty Images ha scelto di partecipare con la mostra Within The Subcultures – che racconta attraverso immagini d’archivio Breakdance, Punk, Surfers, Mods, Teddy Boys e Skaters -, mentre Patagonia, da sempre sensibile alle tematiche ambientali, ha voluto lanciare la campagna Blue Heart, per proteggere la regione balcanica da oltre 3.000 progetti idroelettrici proposti e fermare il conseguente disastro ambientale.

Grande spazio anche alla musica, grazie al contributo di Club to Club, il festival italiano di riferimento per la musica elettronica, che curerà il sound design di WSM con concerti e dj set con i migliori artisti nazionali e internazionali. Insomma, si preannuncia un’evento imperdibile. Noi ci saremo, e voi?

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photographed by Courtesy press office

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In occasione di Milano Moda Uomo Vitale Barberis Canonico inaugura a Milano una nuova location, aperta solo su appuntamento. Via Solferino 23, nel cuore di Brera: ecco l’indirizzo della Vitale Barberis Canonico Fabric Academy, un vero e proprio punto di riferimento per designer, sarti e professionisti dell’abbigliamento.

Qui l’azienda di Pratrivero, nel Biellese, anima un progetto che promuove sessioni di formazione sul tessuto ed eventi dedicati ai professionisti del settore e ad appassionati di stile, ma anche uno showroom che ospiterà trunk-show ed eventi ad hoc di vendita diretta dei tessuti del lanificio.

Lo spazio di circa 300 metri si ispira allo schema di intreccio tra trama e ordito, gli elementi verticali e orizzontali che creano il disegno di un tessuto. Un ambiente raffinato, discreto e senza tempo che, in occasione dell’opening, dedicherà la vetrina alla liason tra arte e tessuto: tagli da sartoria, stoffe iconiche e filati prenderanno vita in una speciale installazione trasformandosi in opere d’arte.

In seguito all’apertura di domenica 17 giugno, il nuovo spazio di Vitale Barberis Canonico ospiterà una due giorni di eventi. In particolare, domenica 18 alle 19.30 l’evento “Ingredients of the Future”Behind the Scenes of Fashion for Generation Z. (per partecipare è necessario accreditarsi online, i posti sono limitati) è dedicato ai nuovi stilisti e ai talenti della nuova generazione. In collaborazione con Albini e Candiani, Vitale Barberis Canonico accenderà i riflettori sui designer behind the designer che animano il mondo della moda maschile.

Tutte le info per partecipare qui

 

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© SGP

La famiglia Missoni e FSI hanno annunciato la sottoscrizione di un accordo relativo all’ingresso di FSI nel capitale di Missoni S.p.A..

La famiglia Missoni avrà il 58,8% delle azioni e continuerà a mantenere il controllo della società, mentre FSI deterrà il restante 41,2%.

Il Consiglio di Amministrazione della società, composto da sette membri, includerà tre componenti della famiglia: Angela Missoni in qualità di Presidente, Luca Missoni e Giacomo Missoni, come Consiglieri. Rosita Missoni resterà Presidente Onorario della società. Michele Norsa, Industrial Partner di FSI, ricoprirà la carica di Vice Presidente.

 “Le tre generazioni della Famiglia Missoni, guidate da Rosita Missoni, sono felici di questo accordo con FSI, un prestigioso e paziente investitore italiano con un network internazionale” ha detto Angela Missoni, direttore creativo del brand. “È di particolare auspicio che questa partnership sia conclusa nell’anno del nostro 65esimo anniversario. Siamo molto orgogliosi che Missoni entri in questa nuova fase, che salvaguarda l’unità familiare e il DNA del nostro brand. Confido che, con il supporto di FSI e la visione strategica di Michele Norsa, saremo in grado di guidare questo prezioso gioiello familiare in un luminoso futuro”.

 “Abbiamo investito in Missoni perché crediamo sia una straordinaria opportunità per accompagnare un marchio del lusso e dell’esclusività italiana alla leadership globale”, ha spiegato Maurizio Tamagnini, amministratore delegato di FSI. “La famiglia Missoni ci ha colpito per la sua passione, l’energia creativa e la fedeltà assoluta ai codici del marchio. Siamo onorati di poter finanziare la crescita dell’azienda, fornendo stabilità all’azionariato, insieme alla famiglia fondatrice”.

Il piano di sviluppo punta a un’ulteriore espansione internazionale, sull’allargamento dell’offerta di prodotto e sullo sviluppo del canale retail.

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©pressoffice

Per tre giorni, durante la Milano Fashion Week moda uomo, arriva a Milano White Street Market, il primo Festival dedicato alla cultura underground.

L’appuntamento è per il 16, 17 e 18 Giugno all’Ex Ansaldo, Base in via Tortona 54: qui troverete una concentrazione di aziende del mondo sportwear e streetwear. Lo spazio, oltre ad avere un’area espositiva, sarà animato da workshop, showcase ed eventi musicali presenti nel cuore di Tortona Fashion District.

Sarà il punto d’incontro di importanti aziende, da adidas Originals a Sergio Tacchini, G-Shock, Patagonia, con label indipendenti come Gabber Eleganza, Fair Play La Martina, White Walls Worldwide, solo per citarne alcune.

Impegno e divertimento si alterneranno in un’atmosfera unica, all’insegna del divertimento grazie a una gaming area, dedicata agli appassionati di videogame, al sound design di Club To Club, il festival italiano di riferimento per la musica elettronica.

L’intero programma lo potete trovare su ww.whitestreetmarket.it

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Achilles, il gatto indovino Un gatto bianco con gli occhi chiari: è lui l’indovino a cui tifosi (e scommettitori) affidano le loro speranze. Come già nel 2010 il  polpo Paul, che divinava i risultati dei Mondiali tedeschi, ora tocca al felino russo indicare le squadre vincenti di Russia 2018, match dopo match. Per la partita inaugurale – Russia x Arabia Saudita – si è comportato benissimo, azzeccando la vittoria della Nazionale di casa.

Nominato indovino ufficiale della Coppa del Mondo 2018, Achilles non è un gatto qualunque: fa infatti parte della squadra di felini che al museo dell’Hermitage di San Pietroburgo è incaricata di tenere alla larga i topi. La scelta è ricaduta su di lui anche perché, essendo sordo, dovrebbe riuscire a concentrarsi meglio sul pronostico: Achilles deve infatti eguagliare il primato di Paul, che riuscì a non sbagliare nemmeno un risultato della squadra tedesca.
Ma come funziona l’oracolo Achilles? Nel più semplice dei modi, ragionando con la testa di un  gatto: messo di fronte a due ciotole piene di croccantini, corrispondenti ai due team in campo, si avvicina al piattino dei vincitori. Facile, no? Achilles viene monitorato dalla veterinaria che cura i gatti dell’Hermitage: se lo trova stressato, è pronta a sospenderne tutti gli impegni a favore di una sana pennichella.
Mondiali 2018. Da leggere anche:
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Una nota a tutti i calciatori: lo stile non si misura in beauty case logati né si evoca rasandosi la testa a forma di fulmine. È qualcosa di più discreto rispetto all’avvolgersi in bomber super griffati o “eccentrici” smoking ricamati.

Certo, uno stipendio da 300mila sterline a settimana non aiuta a optare per una garbata raffinatezza spingendo invece a diventare vittime delle trappole del lusso.

Dele Alli potrebbe essersi appena guadagnato l’inclusione nella lista dei calciatori più stilosi grazie alla sua collezione BoohooMAN, ma sarà riuscito nell’impresa?

Ora che i Mondiali di Calcio 2018 hanno preso il via in Russia, ecco la top 10 di Vogue dei most stylish footballers.

 

 

Ellie Pithers

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Intervista di Valentina Bonelli

Vista dall’Occidente Mosca sembra lontana, ma notizie e immagini della folgorante carriera di Jacopo Tissi arrivano in diretta via social network. Dopo due anni nel Balletto Bolshoi (unico italiano di sempre) il nostro ballerino è l’emergente più in vista del leggendario teatro e c’è da scommettere che arriverà presto la promozione a Principal dancer. Stile ed eleganza da “danseur noble”, una bellezza apollinea che lascia senza fiato, il ventitreenne di Pavia (Landriano – precisa lui) indicato come “il nuovo Bolle” ha scelto la Russia. Senza rimpianti, come ci racconta in una pausa delle prove nel foyer del Teatro Bolshoi.

Jacopo, quanto le è costato volare in Russia? “Non è stata una decisione facile: dopo solo un anno lasciavo il Teatro alla Scala, il mio paese e la mia famiglia. Ma come potevo rinunciare a un’occasione simile? Su invito del direttore del Balletto Bolshoi, Makhar Vaziev, mi sono dato una settimana di prova in teatro, con la compagnia. E al termine non ho avuto dubbi.”

Un bilancio di questi due anni? “Molto intensi e produttivi. Ho dovuto assimilare il famoso “stile Bolshoi”, che ai ballerini maschi richiede grandeur di tecnica e temperamento. Con il mio maestro, Alexander Vetrov, che mi sostiene come un padre, sto acquisendo i grandi balletti del repertorio classico: Il Lago dei cigni, La Bella addormentata, La Bayadère, Raymonda, che studio nei dettagli coreografici e artistici.”

Il pubblico moscovita, notoriamente nazionalista ed esigentissimo, dimostra di apprezzarla già molto. “In effetti da subito c’è stata molta curiosità nei miei confronti. E sì, oggi ho un bel seguito di fans: com’è qui d’abitudine ci mandano messaggi di apprezzamento, aspettano noi ballerini all’uscita degli artisti, si informano sui nostri spettacoli e non ne perdono uno. E naturalmente in teatro ci sostengono animatamente con applausi e ovazioni.”

E i colleghi ballerini come l’hanno accolta? Le compagnie russe, si sa, sono sempre state chiuse agli stranieri, tanto più se lanciati com’è lei… “Invece sono stato ben accolto: qui c’è grande competizione, è vero, ma professionale, e sono riconosciuti il talento e l’impegno altrui. Si sono già create belle relazioni, di stima e d’amicizia.”

Nessuna difficoltà quindi? “Il lavoro, durissimo, al quale un ballerino occidentale non è abituato. La lingua invece non è stata un problema: ho imparato presto il russo e ormai lo parlo bene, comprendo anche le sfumature, per esempio il senso dell’ironia, importante per inserirsi. Al clima rigido e alla luce scarsa invece è difficile abituarsi e da ballerino anche il fisico può risentirne. E poi il cibo, che per noi italiani è notoriamente un problema: ma Mosca è una metropoli internazionale e si trova ormai di tutto.”

La vediamo anche protagonista di tanti shooting di moda, rari in Italia per un ballerino. “È successo per caso. Un fotografo mi aveva fatto delle foto, le ho postate su Instagram e una rivista di moda le ha viste, convocandomi per un servizio. Da cosa nasce cosa. Questa stagione sono anche brand ambassador di un marchio di moda italiano. In Russia quella del ballerino è una professione molto considerata e siamo richiesti da giornali, televisione, cinema.

Allora la aspettiamo in Italia il prossimo settembre (dal 7 al 13) al Teatro alla Scala, in tournée con il Balletto Bolshoi. Ma tornerà a danzare nel nostro paese? “L’Italia è sempre nel mio cuore, tanto più La Scala dove mi farà effetto danzare con un’altra compagnia. Magari tornerò da Guest, ma ora non ci penso perché tante cose stanno succedendomi qui, al Bolshoi. E cosa potrei desiderare di più?”

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Dopo un Royal Wedding che ha emozionato il mondo intero, Meghan Markle sta muovendo i suoi primi passi da Duchessa. E ieri, ne ha fatto un altro importantissimo: la sua prima uscita pubblica al fianco della Regina Elisabetta II e senza il suo Harry.

Le due altezze reali sono arrivate a Chester con un convoglio storico del 1842 e tra loro, che si sono scambiate numerosi sorrisi, sembrava esserci molto feeling.

La Duchessa del Sussex ha sfoggiato un tubino bianco di Givenchy dalle linee minimal dotato di una cappa, con una micro cintura che segnava con eleganza il punto vita. Gli accessori? Pump di vernice, una clutch, e, oltre agli anelli, un paio di orecchini di perle che pare siano un regalo della Regina. Elisabetta II, invece, indossava un abito floreale, coat e cappello verde lime.

Ma come sempre, nulla è stato fatto a caso. Meghan al cospetto della Regina indosserà sempre toni neutri, per rispetto e per non ‘oscurarla’. La Regina, invece, ha scelto il verde come tributo alla tragedia della Grenfell Tower, di cui ieri è stato l’anniversario.

Guardate la gallery dedicata alla prima uscita pubblica di Meghan Markle e della Regina Elisabetta II.

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Va in scena oggi 15 giugno 2018 in Via Savona 56 Milano Moda Graduate 2018, il progetto di Camera Nazionale della Moda Italiana che racconta e celebra il sistema formativo della moda in Italia e rappresenta un momento di incontro tra il mondo delle scuole e la realtà lavorativa. Sfileranno i migliori studenti delle accademie di moda italiane che hanno disegnato le loro creazioni utilizzando gli accessori forniti da YKK, event partner di Milano Moda Graduate 2018. Nel corso della serata, una prestigiosa giuria internazionale assegnerà numerosi premi agli studenti ritenuti più meritevoli.

Tutto l’evento sarà visibile in streaming su Vogue.it a partire dalle 16.

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Cavalca l’onda del successo Leonardo Fioravanti: alcuni scatti (anche su Instagram) lo confermano brand ambassador della nuova collezione di orologi uomo firmati Gucci.

Solo un anno fa ci confessava l’importanza dei social network nella sua vita – “Per fortuna ci sono i social. Sono essenziali nella sfera professionale, ma li uso soprattutto per non perdere il contatto con gli amici. Da buon nomade, ne ho un po’ ovunque ed è importante riuscire a sentirli spesso” (qui l’intera intervista a Leonardo Fioravanti ).

I dettagli della nuova collezione di orologi da uomo di Gucci – Se la parte meccanica rimane fedele alla tradizione, Gucci conferma il suo innovativo approccio all’orologeria: serpenti, stelle, api, motivi geometrici e stampa “GG” animano i quadranti della collezione orologi uomo. Per il cinturino la proposta è varia, passiamo dal classico strap di pelle vitello o coccodrillo alla maglia di acciaio, per un effetto più contemporaneo.

Leggete anche: Tendenze moda 2018: orologi da uomo Mansfield Square F770: gli occhiali da vista di Universal Optical più amati dalle star di Hollywood Gucci Garden, inaugurate le nuove sale dedicate a Björk

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L’arte è uno degli strumenti con cui l’uomo, da sempre, ha avuto modo di mostrare le sue qualità più straordinarie. Un amplificatore di talento, non solo “creativo”, ma anche emotivo, che porta all’esterno, mettendolo in luce, elementi che solitamente rimangono relegati alla sfera dell’interiorità.

Spesso cambiando completamente la nostra prospettiva non solo sul singolo artista, ma sull’intera umanità. Ed è proprio l’arte come scoperta della “meraviglia umana”, quella che sarà protagonista dell’evento Art Stands with Refugees che si è tenuto il 13 giugno durante Art Basel, una delle più importanti fiere d’arte del mondo.

Realizzato dall’UNHCR con il patrocinio del Presidente della Confederazione Elvetica Alain Berset, l’evento Art Stands with Refugees ha portato alla luce non solo il tema dei migranti e dei rifugiati, importante, cruciale e attuale più che mai, ma anche della loro incredibile capacità di ritrovare, nonostante la loro condizione drammatica, la forza della creatività. Alla serata hanno preso parte l’ambasciatrice onoraria dell’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati,  Barbara HendricksKelly T. Clements (l’alto commissario aggiunto delle Nazioni Unite per i rifugiati), Marc Spiegler (global director di Art Basel)  e Yves Fischer, direttore aggiunto dell’Ufficio Federale della cultura svizzero.

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